Tu credi, come Lucien Lévy-Bruhl, che la società odierna possa lasciare al passato gli attegiamenti pre-logici tra cui si trova l’impero dei segni, la simbolica ? Posso dimostrarti il tuo errore pur descrivendo una giornata anonima di uno studente qualunque come te, piena di lezioni sull’impero dei segni.
Primo, ti svegli alle sette con il suono, piuttosto forte, del “jingle” della tua radio preferita, o per esempio dei Magnificent Seven dei Clash, appropriati per questa situazione dal tuo telefonino. Abituato a questi segni, a questi “stimuli”, tu reaggisci come d’istinto, alzandoti e cominciando a mangiare in uno stato secondo : fai bollire dell’acqua, ed il fischio ti dà esattamente dopo mesi d’esperienza il calore per il mate.
Dopo che tu abbi preso una modesta doccia, a volte fredda, vai con i tuoi affari, segnalati sulla tavola con una posizione dretta ed anormale, come in qualunque giorno della settimana. Aspetti all’incrocio che il segnalo verde ti lasci attraversare la strada, benché tu pensi tuttavia a fare un atto sovversivo, cioè affrontare il segno rosso quando credi essere in ritardo.

Per il tuo lavoro in corso, ti senti forzato di dimostrare che A e B non fanno C contro uno studente che pensa l’esatto contrario, e occorre usare delle tue mani per illustrare simbolicamente l’argomento d’autorità, che è spesso una lettura superficiale o un rumore su Aristotele o di Wittgenstein, nomi-segnali per qualunque filosofo autochiamato. Perché dipendi dai tuoi bisogni fisici, vai a prendere il tuo pranzo senza fermarti, ma i colori del snack, azzurro, giallo e bianco, ti richiamano che sei in una regione mediterranea, dove non si conoscono i “fish and ships”. Ne scegli l’occasione per leggere un giornale incontrato là, però il semplice sguardo della faccia del capo dell’esecutivo e di una fotografia di Peshawar, con dei titoli senza sorpresa, ti dà tutto quello che volevi sapere dopo diciannove anni di giornalismo di televisione.
Nella biblioteca, il tuo telefonino suona senza lasciarti tempo di reaggire in silenzio, e devi segnalare la tua buona volontà spegnendolo frente agli sguardi cattivi del personale, che significa così sia il legitimo fastidio sia l’odio istintivo delle tecnologie odierne che rendono la gioventù sempre più stupida. Lavorando sul tema dell’impero dei segni, leggi Le viol des foules par la propagande politique di Serguei Tchakhotine, che ti mostra tra caratteri latini di stampa quanto sei assoggettatto alle tue pulsioni pavloviane nei rapporti con gli altri e i loro “stimuli”. Riprendendo il tuo coraggio, come in modo di marcare la tua soddisfazione, butti via le tue carte da brutta nella pattumiera in un movimento di trionfo, prima di vedere tra il vetraglio che è già la notte e che il campione di pallacanestro ha bisogno di tornare a casa sua.
Dopo che ti sia accomodato nella salla calda, ti metti a lavorare mentre lasci qualcosa sul fuoco nella cocina, prima che l’odore qualche minuto dopo ti faccia capire che sta bruciando. Gonfiato dalla cena in solitudine, torni ai tuoi affari in disordine, cioè che ti chiamano per lavorare sui corsi di scienze sociali, e l’epistemologia ti dà ancora qualche segno da riflettere, con la tua camicia non tanto innocente con i suoi colori. Infine, decidi alle tredici e mezzo di dormire, e ti abbandoni tutto nelle braccia di Morfeo, ai sogni che invadono il tuo cerebro con altri segni, come se non ce ne fossero stati abbastanza durante questa giornata anonima.
Guillaume Silhol
Primo, ti svegli alle sette con il suono, piuttosto forte, del “jingle” della tua radio preferita, o per esempio dei Magnificent Seven dei Clash, appropriati per questa situazione dal tuo telefonino. Abituato a questi segni, a questi “stimuli”, tu reaggisci come d’istinto, alzandoti e cominciando a mangiare in uno stato secondo : fai bollire dell’acqua, ed il fischio ti dà esattamente dopo mesi d’esperienza il calore per il mate.
Dopo che tu abbi preso una modesta doccia, a volte fredda, vai con i tuoi affari, segnalati sulla tavola con una posizione dretta ed anormale, come in qualunque giorno della settimana. Aspetti all’incrocio che il segnalo verde ti lasci attraversare la strada, benché tu pensi tuttavia a fare un atto sovversivo, cioè affrontare il segno rosso quando credi essere in ritardo.

Per il tuo lavoro in corso, ti senti forzato di dimostrare che A e B non fanno C contro uno studente che pensa l’esatto contrario, e occorre usare delle tue mani per illustrare simbolicamente l’argomento d’autorità, che è spesso una lettura superficiale o un rumore su Aristotele o di Wittgenstein, nomi-segnali per qualunque filosofo autochiamato. Perché dipendi dai tuoi bisogni fisici, vai a prendere il tuo pranzo senza fermarti, ma i colori del snack, azzurro, giallo e bianco, ti richiamano che sei in una regione mediterranea, dove non si conoscono i “fish and ships”. Ne scegli l’occasione per leggere un giornale incontrato là, però il semplice sguardo della faccia del capo dell’esecutivo e di una fotografia di Peshawar, con dei titoli senza sorpresa, ti dà tutto quello che volevi sapere dopo diciannove anni di giornalismo di televisione.
Nella biblioteca, il tuo telefonino suona senza lasciarti tempo di reaggire in silenzio, e devi segnalare la tua buona volontà spegnendolo frente agli sguardi cattivi del personale, che significa così sia il legitimo fastidio sia l’odio istintivo delle tecnologie odierne che rendono la gioventù sempre più stupida. Lavorando sul tema dell’impero dei segni, leggi Le viol des foules par la propagande politique di Serguei Tchakhotine, che ti mostra tra caratteri latini di stampa quanto sei assoggettatto alle tue pulsioni pavloviane nei rapporti con gli altri e i loro “stimuli”. Riprendendo il tuo coraggio, come in modo di marcare la tua soddisfazione, butti via le tue carte da brutta nella pattumiera in un movimento di trionfo, prima di vedere tra il vetraglio che è già la notte e che il campione di pallacanestro ha bisogno di tornare a casa sua.
Dopo che ti sia accomodato nella salla calda, ti metti a lavorare mentre lasci qualcosa sul fuoco nella cocina, prima che l’odore qualche minuto dopo ti faccia capire che sta bruciando. Gonfiato dalla cena in solitudine, torni ai tuoi affari in disordine, cioè che ti chiamano per lavorare sui corsi di scienze sociali, e l’epistemologia ti dà ancora qualche segno da riflettere, con la tua camicia non tanto innocente con i suoi colori. Infine, decidi alle tredici e mezzo di dormire, e ti abbandoni tutto nelle braccia di Morfeo, ai sogni che invadono il tuo cerebro con altri segni, come se non ce ne fossero stati abbastanza durante questa giornata anonima.
Guillaume Silhol
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